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Una strana poesia – Un Uomo

8 aprile 2012 458 visite Non ci sono commenti

Vi parlo d’Amore…Vi parlo di me.

Ti parlo d’amore… Ti parlo di me… e parlo di Te!

Un uomo, un tempo ragazzo, certo non più giovanissimo, ma neppure vecchio od anziano.

Un’età ben mitigata, dal tempo gentile, dal vento che freddo accarezza le guance, non visibile ad

occhio nudo, ma che impietosa appare sui vecchi papiri… e nulla puoi fare per cambiare le cose.

Ti senti giovane, ancora aitante, forte… certo… il corpo non è più quello di “allora”…

corposo, robusto, formoso… non più l’antica magrezza persiste, maledizione… ma peggio, i lunghi e

mossi capelli sono spariti, portati via dal vento degli anni e poco ne rimane dell’antico

splendore… radi, pochi… che servono a nulla, ma il nulla ancora peggio sarebbe!

Il ricordo di come… rende amaro l’oggi… ma maturo sopravvivo a me stesso ed accetto la sconfitta

del tempo.

Ha vinto su di “loro”… ma non piegherà la mia anima, forte di ricordi di amori lontani e perduti, ma

mai dimenticati, che riempiono il cuore, donandogli forza e speranza… dopotutto… la forza della

parola, aiuta la mente… ed il fascino perso, acquisisce consapevolezza nello spirito… nuova la

consapevolezza di sé!!

Mi diletto a giocare, come giocando a scacchi, la competizione mi prende e mi assilla, vediamo chi

vince questa partita?!

Nuovamente mi tuffo in questo marasma, chiamato “vita” e gioco, muovo le mie pedine… divertito

osservo ed incuriosito ammiro.

“L’avversario” gioca bene è “bravo”… non mi importa di vincere, solo vedere se vince ed in quanto

mi vince… se poi vince!

Rido e sorrido, sò che forse non capisce il perchè di questo sorriso… e più divertito sorrido… chissà,

che forse vinco… vinco di nuovo io… tanto è uguale, non cambia nulla.

Chi vince o chi perde… il premio è lo stesso, “la paga” è la stessa… ma allora che senso… giocare,

accanirsi, cercando di vincere, arrabbiarsi e piangere..soffrire… se il premio è uguale alla punizione,

alla sconfitta… non ha senso correre e cadere, basterebbe abbracciarsi e felici… donarsi.

Nessuna ipocrisia o menzogna, la verità… la verità del sentire e del desiderare… il bisogno di sempre,

il bisogno di avere e sentire che “ qualcun’altro c’è! “… ed è quì per Te!

Penso “all’apparire” che costringe a nascondere il “vero io”..che indefeso, potrebbe soccombere ad

“occhio nemico “… attacco nemico… attacco improvviso… e vedo crescere baricate, sempre più

alte…tanto che non vedo l’orizzonte… e cado nel buio!

Apro uno spiraglio e vedo lontano.. .un viso di donna.. .che armonia, che dolcezza…. ci casco di

nuovo, comincio a sognare…

Possibile che sorriso di donna… sgretoli l’intelletto?!

Nulla è valso il tempo trascorso?!

..Imbelle consegno le armi, mi arrendo indifeso… senza lottare… e poi perchè lottare?!

Se il premio uguaglia la penitenza?!

Stupido essere che sogni di amori frementi, battaglie ardenti e cadi nel letto stremato… dolorante di

ferite di spada, di dardo… ed ancora…

Ti alzi, mi alzo… stordito e ferito.

Sanguino ma poco interessa… tanto rimargina, è questione di tempo…

Salgo sul carro di un vecchio che mi passa vicino, guardo, … sono io, mi riconosco… sono io che

guido quel carro… è lui che sale!!

Mi confondo ed impaurito salto nel vuoto… vedo una mano… una mano di donna e disperato trovo

rifugio, mi aggrappo, mi stringo…

Trovo un sorriso sereno… e dormo stremato.

Mi sveglio è sono io, che sono tornato.

Tornato dall’Ade, forse ferito ma vincitore di qualche battaglia… l’ultima… forse !!

Sono stanco, voglio dormire beato, chiudo gli occhi e… cade l’arco, le frecce vicino.

Riapro gli occhi, il tempo è passato, sono invecchiato, ma vecchio non sono… riso d’infante odo

stranito, mi giro e cerco con gl’occhi sorpresi è vedo un sogno d’amore!

Un piccolo essere che ride e gioca su me!

Piango sorpreso…ricordo e ritorno da ove il pensiero era fuggito, portandomi lontano… ricordo è

gioco beato, quel piccolo essere è parte di me… un dono d’amore, un dono di se!

Chiedo perdono del dolore donato a quel Piccolo Amore… egoismo di madre, egoismo di donna, di

donna che cerca e che vuole per se… quel Piccolo Sogno.

Codardo di un uomo, codardo di un padre… arreso alla donna, che madre volle e te fece padre…

Un padre che spugna di dolore, assorbe il dolore… combattendo impari, per evitargli dolore e

sconfitta…che vecchio di battaglie e di anni, cerca le battaglie e i dolori, portandoli lontano da quel

Piccolo Amore… la colpa cada sulle mie spalle e pure il dolore…

Amore reale è solo nel sogno e non dura per sempre… cuore di madre, cuore di padre, se vero, lì

trovo l’amore… l’amore per sempre !

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Elis Dacquord

Vecchio di anni, ma giovane di corpo e di anima, amante dell'arte e immodestamente, musicista,poeta, pittore ed anche scrittore, nato quasi mezzo secolo fa' in Sicilia, vive in Piemonte da quasi 45 anni. Padre e marito innamorato di entrambe
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