Il sole e il sale

Il travaglio di un popolo, rimasto vivo e vitale attraverso un millennio di rinunce, di privazioni, di fame; vicende di personaggi caratterizzati in modo indimenticabile; la lingua peculiare e originale – il griko -, che alla fine della vicenda si smorza quasi inavvertitamente; il brusco crollo delle ideologie fasciste e tanti altri motivi animano le pagine di questo racconto, che si snoda in un susseguirsi di scene rapide e improvvise, in uno stile apparentemente dimesso, ma sempre sorvegliato e classicamente sobrio.
“Il sole e il sale” sfugge ad ogni facile e superficiale classificazione: più che un romanzo è una lunga cronaca, con personaggi realmente esistiti. Ma supera i ristretti limiti della cronaca, per spaziare in orizzonti sempre più vasti, immergendo il lettore in un mondo che oggi sembra rifarsi a un’epoca mitica e remota.

Rocco Aprile è nato nel 1929 a Calimera, nel Salento. Ha insegnato italiano e storia nell’Istituto Magistrale “P. Siciliani” di Lecce. Figura essenziale del movimento di riscoperta delle tradizioni greco-salentine e di salvaguardia della lingua grika, è tra i fondatori del Circolo Culturale Ghetonia. Ha pubblicato la Storia della Grecia Moderna e diretto la collana “Grecìa salentina: problemi e documenti” per Capone editore. Vive a Calimera.

Introduzione

Rocco Aprile

Nel dicembre del 1987, cioè quasi vent’anni fa, il circolo culturale Ghetonia pubblicava ‘Il sole e il sale’ suscitando a Calimera, mio paese natio, un grande interesse (tanto che nel giro di poche settimane le mille copie stampate andarono quasi esaurite), ma anche innumerevoli polemiche, perché gli avvenimenti narrati erano realmente accaduti e così pure molti personaggi rappresentati erano effettivamente vissuti e venivano presentati col loro nome e soprannome, oppure erano facilmente individuabili. Il mio intento non era tuttavia quello di parlare di questo o quel personaggio, ma di rappresentare nel suo insieme un’intera comunità, quella calimerese, con le debolezze, con le tradizioni, con la sua lingua.

Ma come nacque questo romanzo?

Due insegnanti di lettere della locale Scuola Media, Enza Guido e Isabella Crety, mi suggerirono l’idea di scrivere un lungo racconto, che rispecchiasse usi, costumi, lingua di Calimera, uno dei paesi della provincia di Lecce in cui si parlava ancora un dialetto greco (il “griko”), che per tanti secoli aveva rappresentato l’unico mezzo adoperato dagli abitanti della Grecìa salentina non solo per comunicare tra di loro, ma anche per esprimere i loro più riposti sentimenti in innumerevoli canti di alta poesia.

L’idea mi piacque e mi misi subito all’opera, descrivendo la vita che si svolgeva a Calimera prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale, cioè fra il 1936 e il 1945.

Nella prima metà del racconto le vicende narrate si svolgono esclusivamente a Calimera e la lingua usata nei colloqui è quasi sempre il griko. Nella seconda parte, invece, l’orizzonte si allarga ed il protagonista principale della vicenda si sposta nel capoluogo, trascinando con sé la sua numerosa famiglia.

Nella prima parte del romanzo mi sforzo di rappresentare un ambiente rimasto immobile nei secoli con le sue credenze, la sua morale, i suoi costumi, la sua lingua. . .

Ma, come è ben noto, questo “piccolo mondo antico” venne bruscamente spazzato via dall’immane conflitto, che cambiò radicalmente i costumi, le abitudini, la vita stessa della comunità greco-salentina. Se, prima della guerra, tutti si esprimevano in grico sia in pubblico che in casa, subito dopo quasi tutti sentirono la necessità di scrollarsi di dosso la lingua parlata per secoli dall’intera comunità, considerandola inadeguata ad esprimere la complessa realtà del mondo moderno.

In seguito alle affettuose insistenze di molti amici, mi sono deciso a ripubblicare il romanzo.

A parte qualche piccolo dettaglio, tutto è rimasto immutato.

pp 318 – 16 euro

Libreria Icaro Editore

Lecce – via Liborio Romano, 23

www.libreriaicaro.it

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